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L'amante Dl Doge
Il Nuovo Romanzo

Qualche pagina scelta dall’autrice

….

Anche per questo motivo, ciò che accadde una mattina, agli inizi di agosto, le giunse del tutto inatteso e la lasciò senza parole. Un evento magico, di quelli che si verificano solo nelle fiabe: nel modesto appartamentino di Marcantonio Tiepolo, si presentò un servitore nella livrea di casa Tron.

Recava un biglietto di colore verde acqua e una grande, elegantissima scatola blu, legata con un nastro di seta dello stesso colore. In quel momento si trovava sola in casa. Il marito era stato convocato nella villa del procuratore Pisani, dal quale si era precipitato con zelante sollecitudine, ossequioso com’era verso i potenti.

Per qualche momento Caterina aveva rigirato il biglietto fra le mani, mentre il servitore attendeva con pazienza.

“C’è risposta?” aveva chiesto, prima di aprirlo.

“Sì, signora. Sua Eccellenza mi ha ordinato di attendere la risposta.”

Gentilissima nobildonna Caterina Dolfin Tiepolo era scritto sulla busta, che recava sul retro lo stemma nobiliare di casa Tron.

Sentiva il cuore batterle in modo precipitoso, le mani tremavano, facendo oscillare appena il foglio. Si era voltata, per impedire al servo di cogliere la sua emozione.

Mia cara amica,

Sono in possesso di un oggetto che vi appartiene, dimenticato sulla poltrona della mia stanza in occasione del nostro primo incontro. Sebbene rappresenti per me un dolcissimo ricordo, di cui non vorrei privarmi, sono tuttavia disponibile a restituirlo in cambio del piacere di rivedervi ancora una volta. Sono appena giunto a Mira Vecchia e mi tratterrò solo due giorni ma sono determinato a non cedere di nuovo al vortice degli impegni se non avrò prima reso omaggio alla vostra bellezza.

Vi attendo questa sera al ricevimento che si terrà in casa Tron. Confido che non vorrete infliggermi la scortesia di un rifiuto.

Non datevi pensiero per vostro marito: sarà trattenuto a Venezia  fino a domani a causa di un’inderogabile e prestigiosa missione a vantaggio della Repubblica, che il mio buon amico Pisani si inventerà. Una carrozza passerà a prendervi all’ora che indicherete al servitore. Vi attendo  con ansia.

Vostro Andrea Tron

PS. Non ho dimenticato, mia cara Caterina, il blu dei vostri occhi, come vi avevo promesso. A conferma, unisco al biglietto un modesto omaggio.

Si era rivolta al domestico, cercando di padroneggiare il turbamento.

“Informate Sua Eccellenza Tron che sarò lieta di accogliere l’invito. Attendo la carrozza per le dieci di questa sera.”

Marcantonio Tiepolo non era ricomparso per tutto il giorno, come preannunciava il biglietto, così non aveva potuto ammirarla nell’abito blu pervinca, il dono racchiuso nella scatola: un capolavoro di alta sartoria, un trionfo di raffinati merletti, delicate trine, preziosi ricami, uno spumeggiare di sete pregiate, i cui bagliori e sfumature cangianti

esaltavano in modo perfetto il colore degli occhi, la massa biondo oro dei capelli, l’incarnato bianco e trasparente del volto.

Non si era mai vista così bella e questa constatazione la rincuorò, infondendole un poco di fiducia e sicurezza. Ma quando la carrozza giunse a prelevarla, si sentì afferrare ancora dall’ansia e la fece attendere un bel pezzo. Davanti allo specchio, aggiustava una piega del vestito, controllava la scollatura sul seno – bene in mostra, come la moda imponeva - si domandava per la millesima volta se dovesse aggiungere del belletto per correggere il candore naturale del viso o ravvivare il rosa delle labbra. Alla fine, si era decisa ad andare.

 

Al suo apparire, né il cocchiere, seduto a cassetta tutto impettito, né il lacché, in piedi di fianco alla carrozza, si mossero per aiutarla ma non ebbe il tempo di stupirsi di quella manchevolezza: lo sportello si spalancò dall’interno e Andrea Tron si materializzò di fronte a lei. Senza salutarla né accennare alcun omaggio, prese a scrutarla, il volto serio, lo sguardo indagatore.

Determinata a non lasciarsi intimidire da quell’analisi severa, né sopraffare dalla timidezza che quello sguardo le incuteva, cercò di fare appello alla sua prontezza di spirito e all’abilità nell’addolcire con uno smagliante sorriso un’osservazione pungente.

“L’abito mi rende seducente e siete soddisfatto del risultato, eccellenza, o non sono abbastanza bella da valorizzarlo come merita, e rimpiangete il danaro sperperato invano?”

Lui non aveva risposto subito. Le aveva preso le mani, stringendole fra le proprie, come la sera del loro incontro. Poi, così unite, le aveva portate alla bocca e vi aveva impresso un lungo bacio, senza smettere di guardarla.

“Ho cercato quest’abito per tutta Parigi. Ho fatto impazzire i sarti più famosi per trovare il blu che avevo nella mente e descrivere loro con esasperante pedanteria la donna alla quale era destinato. Prima di decidere, mi hanno sottoposto un’infinità di modelli, disegni, tessuti e colori. Alla fine mi avevano assicurato che il risultato sarebbe stato degno della dama più affascinate d’Europa. E invece mi hanno mentito. Al confronto con la vostra bellezza, scompare del tutto.”

Poi, con un inchino, l’aveva invitata a salire sulla carrozza.

Il tragitto fino a villa Tron era stato molto breve. Le aveva aperto lo sportello e offerto il braccio, introducendola in modo trionfale nel magnifico salone da ballo di villa Tron, illuminato a giorno. Il loro ingresso aveva fatto immediato scalpore, notato e commentato da tutti i presenti. Aveva avvertito su di sé, come mille punture di spillo, gli sguardi curiosi, stupiti, a volte ostili dei convitati. Le acconciature elaborate di molte dame si accostavano l’una all’altra e, dietro l’agitarsi dei ventagli, era facile immaginare il fitto chiacchierio: da dove salta fuori, quella lì? Qualcuno la conosce, l’ha mai vista?

Una ridda di domande, risatine, apprezzamenti. Sentirsi oggetto di tanta attenzione non la aiutò a rimanere calma: l’emozione le toglieva il respiro, le riempiva gli occhi di lacrime. Dovette imporsi uno sforzo sovrumano per ricacciarle indietro e continuare a sorridere in modo amabile e imperturbabile, mentre incedeva nel salone.

Quello era l’Olimpo.

Per una sera vi era ammessa anche lei. Al braccio del più potente, del più temuto, del più riverito, del più desiderato. L’esame continuava implacabile e aveva l’impressione che l’esito non fosse favorevole: le occhiate sprezzanti sembravano prevalere. Una fanciulla giovanissima, dall’aspetto incantevole, le si parò davanti, costringendo Tron a fermarsi. Aveva uno sguardo ostile, altezzoso.

“Caterina, questo bocciolo di rosa che vedete davanti a voi è Cecilia Zen, la fidanzata di mio fratello Francesco” le annunciò Tron in tono affabile, per nulla intimidito dalla palese irritazione della cognata. “Cecilia, vi presento la nobildonna Caterina Dolfin Tiepolo.”

Cecilia non la guardò neppure, non le rivolse alcun cenno, come se neppure avesse inteso.

Non l’avevo mai notata fino a oggi” replicò in tono gelido, rivolgendosi solo a Tron. “Non fa parte della nostra società, se non vado errata.”

Lei era avvampata, ma Tron - un guizzo di ironia negli occhi scuri - pareva divertito.

“D’ora in poi avrai l’occasione e di certo il piacere di incontrarla più spesso.” Un rapido inchino ed era passato oltre, ignorandola.

L’invidia, la gelosia, più spesso il rancore delle altre signore erano rimasti taglienti per tutta la sera, anche perché Tron non aveva occhi che per lei e la circondava di premure e attenzioni.

Caterina si interrogava sulle conseguenze di un’ammirazione così palese, di un corteggiamento esibito senza alcuna incertezza. Non si faceva alcuna illusione di aver conquistato in modo duraturo un cuore così ambito. Tron apparteneva alla categoria degli dei, abituati a soddisfare ogni capriccio. Ai suoi occhi, lei non rappresentava che questo: l’infatuazione di una sera o di una settimana. Forse di una stagione, se fosse stata molto fortunata. Era disposta a mettere a repentaglio la propria reputazione per fungere da passatempo estivo a Sua Eccellenza? Per le donne della sua condizione sociale – prive di un nome prestigioso e dell’appoggio di una famiglia ricca e potente – le regole della morale divenivano molto più anguste e rigide. E in ogni caso, a lei non interessava una relazione da esibire in società, da cui trarre lustro e vanto. Puntava a un obiettivo molto più ambizioso: liberarsi del marito, conquistare l’indipendenza.

Assecondare il desiderio di Tron le avrebbe consentito di raggiungere il risultato o l’avrebbe precipitata in una situazione ancora più precaria e difficile, come lo splendore effimero di una stella cadente?

Si chiese come avrebbe reagito Marcantonio Tiepolo se la moglie avesse accettato la temporanea protezione di un potente. Avrebbe chiuso gli occhi fingendo di non sapere e cercando di assicurarsi in cambio cospicui vantaggi personali, o l’avrebbe cacciata di casa? Come affrontare questa seconda eventualità? Era più povera e sola di quando viveva con i genitori, non sapeva come far fronte a un debito di duemila ducati che la madre aveva contratto e il marito intascato, senza concederle neppure gli spiccioli per pagare Pasquali.

E se Tron si fosse dichiarato pronto a soccorrerla, a dischiuderle lui la prospettiva di conquistare la libertà, doveva fidarsene?

 

 

 “La vostra mente è lontana da qui, assorbita in faticose elucubrazioni, mia cara amica.” Le aveva sussurrato in un orecchio, guidandola verso un salottino d’angolo, un poco più appartato e tranquillo, forse per attenuare l’impietoso esame cui la vedeva sottoposta. “Ancora Rousseau? E’ lui che vi sottrae a me? Comincerò a essere geloso di quel damerino intrigante, che occupa un posto così importante nel vostro cuore. Oppure l’invidia dipinta sui volti delle dame vi turba e vi intimidisce?”

“Non si sono dimostrate molto amichevoli, nei miei confronti. Ma per fortuna non possono nuocermi, almeno fino a quando godrò della protezione di Vostra Eccellenza. Quanto a Rousseau, confesso che la mia conoscenza non è progredita, dal nostro incontro.”

“Il nostro incontro…” Tron l’aveva fissata con occhi brillanti. Di nuovo le aveva stretto le mani fra le sue, incurante, all’apparenza, degli sguardi che non li abbandonavano un istante, nemmeno ora che si erano defilati dal cuore della festa. “Debbo parlarvi, Caterina. Svelarvi un mio vivo desiderio, che vi riguarda. Confesso di avervi dedicato molto tempo e pensieri, da quando vi ho conosciuta. E di aver raccolto numerose informazioni sul vostro conto. So, ad esempio, che Marcantonio Tiepolo non è l’uomo giusto per voi. Non lo amate, anzi, lo disprezzate dal profondo del cuore. Siete così infelice con lui da covare nel cuore la vivissima aspirazione di sbarazzarvene. Tuttavia non sapete come, giacché non possedete i mezzi materiali per realizzarla.” Si concesse una brevissima pausa. “Ho commesso qualche errore, fino a questo punto?” domandò. 

Lei esitò. Poi decise di essere sincera.

“No, nessuno.”

“Siete una persona ambiziosa e risoluta, cui certo non difetta il coraggio. Me ne avete offerto una prova proprio la sera in cui ci siamo conosciuti. Ne possedete quanto basta a raccogliere l’offerta che sto per farvi: venire via con me, sbarazzandovi d’un sol colpo di vostro marito? Ora, qui. Questa sera stessa, sotto gli occhi di tutti. Per i mesi a venire si scatenerà in città un vespaio di critiche e pettegolezzi feroci: questo potete immaginarlo senza difficoltà Che colpirebbero voi, non me. Io vedrò solo accrescere la mia fama di grande seduttore. Ma otterreste anche dei vantaggi. Guardatemi negli occhi: intendo parlarvi con la massima franchezza.”

Aveva obbedito, ancora una volta soggiogata dal potere di quella stretta, dalla voce, dallo sguardo, dalla stessa sensazione di languore, di abbandono fiducioso dal quale si era sentita pervadere anche la prima volta.

“Vi voglio.” aveva proseguito Tron. “Un capriccio, nulla di più, nel quale mi sono incaponito in modo assurdo, contro la mia stessa volontà. Da quando non vi ho più sentito al mio fianco, quella notte, ritrovarvi, strapparvi all’uomo imbelle cui siete legata e avervi per me è diventato un pensiero fisso, un tarlo che mi rode e mi tormenta. Non si tratta di amore, badate bene. Intendo essere molto chiaro su questo punto: niente legami di lunga durata, giuramenti o impegni di fedeltà. Non li cerco e non posso permettermeli. Spero di non apparirvi brutale ma la scelta verso cui vi sto spingendo è per voi impegnativa e densa di conseguenze, dunque non posso celarvi nulla del futuro che vi attende e del tipo di relazione che posso offrirvi. Tuttavia se non mi respingerete, se farete questo passo per compiacermi e soddisfare un mio vivo desiderio, non vi abbandonerò mai, neppure il giorno in cui mi stancherò di voi. Accadrà, non fatevi illusioni. Non posso prevedere fra quanto ma non ho dubbi in proposito. E tuttavia, anche allora non vi verrà mai meno la mia amicizia e protezione. Mi capite, Caterina? Non sarete più afflitta da alcun problema materiale. Pagherò il favore che mi elargite e i sacrifici cui vi espongo con l’agiatezza e l’indipendenza economica per il resto dei vostri giorni.”

I termini dello scambio non si prestavano a equivoci. Erano stati esposti con cruda sincerità: divenire l’amante di quell’uomo fino a quando a lui fosse piaciuto. In cambio della rispettabilità sociale cui rinunciava, si sarebbe affrancata da tutti le ansie che la tormentavano. La libertà che aveva sempre sognato, a portata di mano, se avesse voluto.

“Permettetemi di rispondervi con analoga schiettezza, eccellenza” replicò, desiderosa di rimarcare anche lei alcuni concetti: non voleva che Tron la credesse succube, inebriata dall’onore delle sue attenzioni e sottomessa a ogni sua stravaganza. “Quando si stipula un contratto, le norme debbono essere chiare a entrambi i contraenti. La protezione e l’agiatezza che voi mi garantite non implicheranno alcun controllo sulla mia vita privata. L’indipendenza che rivendicate per voi, la esigo anche per me. Sarò padrona di ogni mia scelta.  Frequenterò chi più mi piace, prenderò le decisioni che mi parranno più opportune. Non tollererò alcuna ingerenza da parte vostra. Questa è la mia condizione. Restate ancora dell’idea che un semplice capriccio valga un impegno così grande? Potrei rivelarmi volubile, esigente, spendacciona, perfida. Come vedete, in barba allo strapotere che potete vantare nei miei confronti, occorre coraggio anche a voi E ora, se preferite recedere dall’accordo, non me ne avrò a male.”

Tron l’aveva osservata a lungo, prima di rispondere, tanto da indurre in Caterina il sospetto che i suoi occhi tradissero tutta la paura e l’ansia che l’attanagliava, nonostante lo sforzo di mostrarsi disinvolta e sicura di sé. Per la seconda volta si sentiva sull’orlo di un precipizio, pronta a spiccare, grazie a lui, un salto dal quale non sarebbe stato possibile tornare indietro.

Dovete aver sofferto molto, nella vostra breve esistenza, per essere così amara e affamata di autonomia. Ancora una volta, preferisco aprirvi gli occhi, per non alimentare false illusioni: la libertà cui anelate vi costerà molto cara. E io, per quanto aiuto possa offrivi, non sarò in grado di proteggervi dalla maldicenza e dalla crudeltà del mondo. Ciò nonostante, vi aiuterò a diventare l’unica padrona di voi stessa, se davvero questo è l’obiettivo che vi sta più a cuore. Senza intromissioni né condizionamenti da parte mia. Accetto il patto. Non ho paura di essere usato da voi, mia coraggiosa Caterina. Me lo auguro, invece. Non desidero altro che di esservi utile e vedervi felice. In cambio, chiedo il piacere di godere della vostra compagnia. Avrete compreso che la vostra bellezza mi ha soggiogato e che mi avete in pugno… Almeno per ora.” aveva precisato, con un guizzo divertito e malizioso degli occhi.

“Per ora. Lo so. Ma va bene così. Apprezzo la chiarezza. La nostra sarà un’amicizia sincera e senza reciproche domande.”

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