Riprese a leggere. Senza accorgersene, proseguì fino a quando non calarono le tenebre, che resero difficile distinguere le parole.
Doveva essere trascorso molto tempo. Forse sua madre si sarebbe infuriata, se avesse scoperto dov’era, anche se non la ricordava altro che sorridente. Anche per questo le sembrava così bella.
Tornando sui suoi passi, si imbatté in Gualtieri di Palearia. Si nascose, cercando di evitare quella persona odiosa. Lui, però, fu più lesto a scorgerlo. Lo afferrò per il polso e glielo tenne stretto, fino a fargli male.
“Eccolo qui, il piccolo delinquente! Tutto il pomeriggio che ci affanniamo a cercarlo! Si può sapere dove ti eri cacciato? La Regina sta per morire e lui cosa fa? Scompare per ore.”
Morire.
Quella parola l’aveva già sentita, ma non ne aveva capito il significato. Doveva ricordarsi di domandarlo alla madre. Perché aveva mandato Gualtieri di Palearia, a cercarlo?
Solo quando raggiunsero la camera da letto, il Cancelliere si calmò e, poggiando un dito sulle labbra, impose anche a lui il silenzio. Costanza era distesa nel letto. Appariva così minuta che quasi scompariva del tutto, sotto la coperta. Riusciva a distinguerne solo la testa e, dalla parte opposta, il leggero rigonfiamento dei piedi.
Gaultieri di Palearia gli fece cenno di attendere accanto alla porta.
“Non muoverti di qui, fino a quando non ti chiamerò io.” gli soffiò in un orecchio. “Non voglio sentirti nemmeno respirare.”
Lui serrò le labbra, trattenendo il fiato. Il Cancelliere, nel frattempo, si era avvicinato alla Regina.
“Maestà, il piccolo Federico è qui. Tuttavia, mia Regina, perdonatemi se insisto. Comprendo il vostro legittimo desiderio di riabbracciare per l’ultima volta il bambino, ma riflettete. È troppo piccolo, per affrontare il mistero della morte.”
Federico vide le labbra di Costanza muoversi, ma non poté udirne le parole. Poi tutti i presenti abbandonarono la stanza e lo lasciarono solo con lei.
Federico la fissò e lei gli restituì lo sguardo. Gli piacevano, quegli occhi. Erano come due minuscole labbra, capaci di parlare anche nel silenzio. In quel momento, ad esempio, gli comunicavano amore e malinconia.
“Siete triste, madre?”.
“Un poco. Dove ti eri nascosto, Costantino?”
“Nella Biblioteca”
“Te lo avevo proibito.”
“È un posto molto bello e non mi sono perso.”
“Volevano impedirmi di dirti addio. Pensano che tu sia troppo piccolo, per vedermi morire. Io, invece, voglio che sia tu, a chiudermi gli occhi. Hai paura?”
Costantino non rispose subito, allarmato da quella voce così fievole e roca.
“State per morire, madre?” domandò, infine.
“Sì.”
“Cosa significa?”
“Mi recherò in un luogo dove tu non potrai seguirmi, per ora. Però, anche se non ci vedremo, saremo insieme lo stesso. Mi potrai sentire nel cuore, ogni volta che ti piacerà. Mi chiamerai e io arriverò. Sarà altrettanto bello.”
“Ve ne andrete fra poco, madre?”
“Sì, così credo.”
“È proprio necessario? Non potete aspettare?”
“Non è possibile, Costantino. Il Padre Celeste mi chiama accanto a sé e io non posso rifiutarmi.”
“Capisco.” mormorò il bimbo, per nulla convinto. “Cosa accadrà? Scomparirete?”
“No. Una parte di me volerà in cielo. Se osserverai con attenzione, forse riuscirai a vedermi, mentre mi allontano. Non posso portare con me il corpo, però. È troppo pesante, per salire lassù. Lo abbandonerò qui. Quando te lo domanderò, tu mi chiuderai gli occhi e attenderai fino a quando non avrai capito che sono volata via.”
“Posso tenere io, il vostro corpo?”
“Lo seppellirai nel luogo che ho indicato a Gualtieri di Palearia. Qualche volta, se ti farà piacere, andrai a fargli un saluto. Ricorda, però, che io non sono là ma in cielo. Perciò non preoccuparti troppo di cosa gli accadrà. Non ha nessuna importanza. Come un vecchio vestito, che non serve più.”
“Mi lascerete solo, Madre.” rifletté Costantino, lottando per ricacciare indietro le lacrime che gli pungevano le palpebre. Non voleva rattristarla proprio ora, con i piagnistei. “Chi mi racconterà le storie, quando non ci sarete più?”
“Le troverai nei libri, Costantino. Per questo ti ho insegnato a leggere.” replicò Costanza.
“Dovrò anche dormire da solo?
“Ormai sei un uomo. È indispensabile.”
“Non voglio obbedire a Gualtieri di Palearia, lo detesto. Oh, non singhiozzate, madre, vi supplico. Non volevo darvi un dolore. Farò il bravo, lo prometto.”
“Sono lacrime di gioia, Costantino, bimbo mio adorato…agnello fra i lupi.” La voce si affievoliva, diventava sempre più affannosa, spezzata da continue interruzioni, come se le mancasse il respiro.
“Promettimi che, quando avrai paura, ti ricorderai di essere un Altavilla…. una stirpe di coraggiosi, di indomabili. Diventerai come loro, un grande, un nobile Re. Non permettere che i nemici ti facciano del male: difenditi, reagisci, lotta. Se necessario, fuggi, nasconditi fra la gente umile ma sopravvivi . . .Resisti, fino a quando non sarai grande abbastanza per impossessarti del Regno che fu dei tuoi avi. Tu appartieni a me, ricordalo. . . . A Costanza d’Altavilla. Tu sei il solo, il vero Re, l’Unto dal Signore. Nessuno osi stendere le mani sacrileghe sulla Sacra Persona del Re. . .”
Federico osservava intimorito il petto della Regina alzarsi e abbassarsi con un ritmo sempre più veloce, gli occhi spalancarsi come se cercassero la luce. La voce era ridotta a un rantolo indistinto, le poche frasi suonavano incomprensibili.
“Fuggi, nasconditi… Cerca di sopravvivere in qualunque modo. Prometti, prometti… E ora posami le mani sugli occhi . . . . ” mormorò.
Federico avvicinò le dita al volto di Costanza e, dopo averle fatto una carezza, le distese con delicatezza sugli occhi. Era così vicino alle labbra della madre, che ne udì con chiarezza l’ultimo sospiro:
“Ricorda sempre che sei stato la gioia più grande della mia vita.”
Un istante dopo, il petto cessò di muoversi, il capo reclinò verso di lui. Nella stanza scese un profondo silenzio. Costantino guardò subito verso il cielo, nella speranza di vederla per l’ultima volta, mentre volava via dal corpo.
Il Primo Cancelliere entrò nella stanza, si inginocchiò ai piedi della Regina e, dopo averne benedetto il corpo con il segno della Croce, condusse via il bambino.
Prima di allontanarsi, Federico si voltò ancora una volta e soffiò un bacio con la mano verso la madre: sapeva che non l’avrebbe rivista mai più.
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