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Racconto di Natale, tratto da "Monluè"

Caro Babbo Natale,
mia mamma dice sempre che non devo chiedere le cose per me ma per chi sta peggio di me che sono tanti e che io c’ho già tutto quello che mi serve e anche di più. 

Però lei non conosce i problemi delle nuove generazioni (le nuove generazioni sono i bambini della maestra Porta) e quindi io ti chiedo alcune cose che proprio mi farebbero comodo. 
Poi ti chiedo anche qualcosa per dei miei amici ma non tante perché, se ti chiedo troppe cose, ho paura che ti arrabbi e non porti niente a nessuno.

Vorrei che mi portassi: 
Una maestra che non strilla mai e che non dà compiti a casa.
Una scatola di colori. Se possibile, togli il nero, l’arancione e il grigio, che tanto non servono mai, e mettici due rossi, due verdi e due azzurri.
Una bella ruota grande di pane bianco tutta per me. Se non puoi bianco, va bene anche giallo. Se una ruota grande è troppo pesante, va bene anche una piccola.
Un sacco di dolcini buoni con sopra la cioccolata. Se non puoi un sacco, va bene anche un cesto oppure un sacchetto piccolo.
Una ruota vecchia di bicicletta per Peder, che è l’unico dei bambini della cascina che non ne ha una e non può mai giocare con noi alla corsa con la ruota e io so che a lui piacerebbe molto.
Vorrei che gli portassi anche una sciarpa nuova, senza tanti buchi e magari di colore verde.
Un ombrello nuovo per Tugnetta, perché il suo si è rotto ancora e lei piange perché ha sempre paura di bagnare i quaderni quando piove, così la maestra si arrabbia e poi le dà un brutto voto.
In cambio di queste cose, io ti prometto di essere buono e obbediente e di non fare arrabbiare mia mamma, mio papà, mia nonna, don Contardo e anche la maestra Porta.

Cerca di ricordarti di passare anche nella nostra cascina perché gli anni passati te ne sei sempre dimenticato.

Achille Daniotti

Anche quest’anno Babbo Natale non s’è fatto vedere, nella cascina Monluè. Mi sa che di noi se ne infischia proprio e va solo dai bambini che abitano in città. Un poco mi dispiace, perché, se mi portava tutte quelle belle cose, chissà che festa avrei fatto. Però, visto che lui non è passato, almeno non sono costretto a mantenere la promessa di fare a tutti i costi il bravo e non fare mai arrabbiare mia mamma, mio papà e tutto il resto, che è proprio una gran stufita, che in italiano si dice noia. Quasi quasi, è meglio così. E poi, c’è sempre la Befana. Magari lei si ricorda dei bambini delle cascine.